Prima che la tempesta arrivi

Prima che la tempesta arrivi

In una intervista rilasciata qualche settimana fa dal sindaco Federico Basile, il primo cittadino di Messina dichiara: “Abbiamo rimodulato il piano di riequilibrio del 2013 e la Corte dei conti, dopo 10 anni, ha finalmente espresso parere favorevole. Avevamo 550 milioni, dati di dicembre 2025, ad oggi restano da pagare debiti per 18 milioni, quindi stiamo pagando tutto, e sono debiti che hanno fatto altri”. Cosa si capisce? Che c’erano 550 milioni di euro di debiti e che oggi ne restano solo 18. Ma è davvero così? A cosa si riferisce Basile quando snocciola queste cifre? Cosa è successo nei conti del Comune di Messina e cosa è accaduto al Piano di Riequilibrio?
E’ accaduto che il primo piano di riequilibrio di De Luca (quello del 2018) riportava una massa debitoria imponente, ridotta a circa un quarto nel 2022. Lo stesso Basile si era spinto fino al punto di dire che aveva “salvato il Comune di Messina dal dissesto finanziario proprio per avere raggiunto importanti risultati che hanno ridotto i debiti da 552 a 142 milioni”. Ma da dove venivano questi 552 milioni? Erano tutti debiti? No, a ben vedere. La composizione del piano di riequilibrio del 2018 aveva, infatti, come massa debitoria: debiti fuori bilancio per 250 milioni di euro, debiti delle società partecipate per 132 milioni, 35 milioni di fondo di rotazione messo a disposizione dallo Stato per pagare i debiti, 61 milioni di euro di disavanzo derivante dalla ricognizione straordinaria dei residui, e fondo rischi per 74 milioni.
Come fa, allora, la coppia De Luca/Basile ad arrivare a 142 milioni? Innanzitutto “espunge” dal piano i debiti delle partecipate (132 milioni). Poi, toglie i 61 milioni di euro del disavanzo (61 milioni). Riducendo la massa passiva, si può ovviamente svuotare il fondo rischi che, così, passa da 74 a 12 milioni di euro. Si può, dunque, dire che per metà della riduzione (255 milioni) si tratta di mera attività contabile. I debiti delle partecipate, infatti, non spariscono. Rimangono come contenzioso e il dibattito sui debiti Ato e Messinambiente lo sta a dimostrare. Da tale dibattito si è anche visto come da un lato si è svuotato il fondo rischi del piano di riequilibrio, ma dall’altro si è formato altro fondo rischi appostato sul previsionale per il contenzioso relativo alle partecipate. Il disavanzo generato dalla ricognizione straordinaria dei residui (61 milioni), d’altronde, è stato tolto dal piano, ma lo si paga ugualmente con una rata annuale di oltre 3 milioni.
Ciò che di positivo può essere rilevato dell’attività dell’amministrazione De Luca, prima, e Basile, poi, sono le transazioni al 50% con i creditori, attività che ha generato decine di milioni di euro di risparmio (difficili da quantificare, non avendo tutte le carte alla mano), ma, allo stesso modo, però, bisogna aggiungere che in occasione dell’approvazione del Rendiconto 2024 il Consiglio Comunale si è trovato a dover adottare una variazione al Bilancio di Previsione 2025-2027 che coprisse con maggiori entrate e minori spese gran parte degli accantonamenti (circa 50 milioni di euro) necessari a rispondere positivamente al dettato della delibera della Corte dei Conti che approvava il Piano di Riequilibrio del 2022.
L’impressione, insomma, è che ci si trovi di fronte a una grande narrazione (il risanamento finanziario dell’ente derivato dall’abilità del nuovo esecutivo) suffragata da una fine (seppure a volte irruenta) capacità comunicativa, ma che la grande narrazione andrà incontro a verifica e che il 2026, con la conclusione del PNRR e la fine dell’onda lunga iniziata con la liquidità immessa ai tempi del COVID, possa essere un anno molto difficile per i Comuni.
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